“piano piano”

.. quegli istanti che durano così poco, ma che valgono una vita intera …
Versi senza pretese, dedicati alla grandezza della Vita, al suo essere “tutto” pur nella sua fugacità. Ho immaginato un “addio” dolce, che ripercorre i momenti salienti di un percorso meraviglioso, in cui anche il dolore è importante … e perdonatemi se ho provato a descrivere l’indescrivibile.

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Utopia e Distopia. Ovvero “L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza.”

Cosa hanno in comune Tommaso Moro e George Orwell ? Fondamentalmente nulla, ma è un nulla che comprende tutto.

Tommaso Moro è il creatore di quel neologismo, oramai entrato nel linguaggio comune, che è “L’Utopia”, che è poi anche il titolo del libro che scrisse nel 1516, mentre George Orwell è l’autore più famoso di quelli che narrano della “Distopia”, neologismo anch’esso, ma meno conosciuto, creato nel 1868 dal filosofo John Stuart Mill.

Entrambe le parole, sono termini astratti creati ex novo per descrivere situazioni o modelli che non esistono nella realtà.

Se si legge ad esempio la definizione di utopia su qualsiasi dizionario, si può infatti leggere: “In campo filosofico, disegno di una società perfetta, proiettata in una dimensione spazio-temporale indefinita, nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza del tutto felice; nel linguaggio corrente, aspirazione o speranza generosa, ma irrealizzabile.

La distonia è invece l’esatto contrario di utopia e pertanto, la realtà massimamente indesiderabile.

Quindi e in estrema sintesi, mentre l’utopia è la concezione o l’aspirazione idealistica del bene e della “perfezione”, la distopia è la rappresentazione del male e di una società indesiderabile sotto tutti gli aspetti. Chi ha letto “1984” di Orwell comprenderà immediatamente che stiamo parlando di forme di governo totalitarie che non tollerano il libero pensiero e non ammettono di dissentire e che conquista il consenso tramite il plagio progressivo e costante dei cittadini.  Film che si rifanno alla distopia sono ad esempio Matrix, Blade Runner e Farenheit 451, dove gli autori proiettano nel futuro storie che spesso, quasi come nella satira, ci danno degli avvertimenti su ciò che potrebbe accadere più in la nel tempo, proseguendo sulla strada intrapresa nel presente.

Belle queste due parole, vero ? Utopia e distopia, ma perché scriverne su di un blog oggi ? E soprattutto, a chi interessa ?

Le tre risposte: Si sono due parole bellissime. Ne scrivo oggi, perché ieri il quotidiano Le Monde ha pubblicato la notizia che la NSA (National Security Agency) ha spiato oltre 70 milioni di telefonate avvenute in Francia tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013. Ed infine, credo che c’interessino tutti, perché con quelle due parole dovremmo prendere coscienza che il nostro mondo, così come lo abbiamo conosciuto qualche anno fa, è completamente cambiato mentre le nostre società e forme di governo non sanno più in che direzione andare.

L’Utopia di Tommaso Moro è una isola/nazione che, come contraltare del regime dispotico dell’Inghilterra del 1500, ha saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica: abolendo la proprietà privata e mettendo tutti i beni in comune; dove il commercio non viene più utilizzato e tutto il popolo è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all’isola stessa tutti i beni necessari. Il resto del tempo è dedicato allo studio e al riposo. In questo modo, la comunità di Utopia, può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla. In questa nazione “utopica” vige il principio (sconvolgente per l’epoca) della libertà di parola e di pensiero e soprattutto della tolleranza religiosa e tutto, si produce solo per il consumo e non per il mercato. Oro e argento sono considerati privi di valore e i cittadini non possiedono denaro. Ricordiamo a tutti che siamo nel 1516, che Karl Marx sarebbe nato oltre 300 anni dopo, che Tommaso Moro era un cattolico osservante, lontanissimo dal socialismo reale e soprattutto che è stato proclamato Santo nel 1935, diciotto anni dopo la rivoluzione russa.

Quella descritta da Tommaso Moro è l’Utopia per definizione, ma siamo sicuri che sia realmente un utopia ?

Per tornare all’attualità invece, parliamo di Orwell, che in “1984” preconizza l’avvento di una società dove il potere è nelle mani di un partito unico, detto semplicemente il Partito, con a capo un personaggio che nessuno ha mai visto: il Grande Fratello, che veglia sul pensiero unico e sull’omologazione della massa. I suoi occhi sono i teleschermi, televisori forniti di telecamera, installati per legge in ogni abitazione e che i membri del Partito non possono spegnere, ma al massimo possono attenuarne il volume dell’audio. Questi televisori-telecamere, presenti ovunque, oltre a diffondere propaganda 24 ore su 24, spiano la vita di qualunque membro, anche durante la vita sessuale delle coppie, per rilevare comportamenti “devianti”. Al di sotto del partito unico stanno i “prolet” che non hanno alcun potere né privilegio, svolgono i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati, se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem e Circenses. Questi sono alcuni slogan del Partito che meglio delle mie parole, sintetizzano il libro: “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, “l’ignoranza è forza”, “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

Senza fare troppi giri di parole e tenendo conto che il libro fu scritto nel 1948 (prima della grande diffusione della TV e 50 anni prima di internet), possiamo assimilare il Panem e Circenses che controlla in modo indiretto i “prolet” agli attuali media (TV, Giornali e Internet). Gli slogan invece sembrano ritagliati sul nostro mondo di quest’ultimi quindici-vent’anni, dove “la guerra è pace”, fa sembrare un ragazzino dell’asilo Bush che cerca disperatamente le armi di distruzione di massa di Saddam, mentre “l’ignoranza è forza” appare uno slogan coniato dai talebani. Cercatele voi le altre similitudini con la nostra società attuale, vi potrete sbizzarrire.

Del “Grande Fratello” che ci spia, tutti diamo per scontato che ci spii veramente, ma a nessuno di noi sembra che importi poi molto. Diamo per scontato tutto, anche che google col suo gmail, possa leggere tutta la nostra posta – sono loro stessi ad averlo ammesso – certo la maggior parte di noi non ha segreti da nascondere e quindi è contento quanto vede sul suo Ipad o smartphone una nota sul promemoria che gli ricorda che alle 9:00 ha un treno per Milano. Ma qualcuno si è mai chiesto chiesto come fa Google a saperlo ?

Quindi a chi volete che interessi sapere che la NSA ha spiato miliardi di conversazioni telefoniche, e-mail, sms di milioni di persone e che per loro siamo solo un numero di carta di credito, di bancomat o cellulare. Se poi non bastasse provate domani a fermarvi un attimo ed a guardarvi intorno, magari alzando la testa. Vi accorgerete che solo a Roma ci sono circa 6.000 telecamere (visibili), mentre qualcuno afferma che a Londra ce ne siano oltre 400.000.

Non si tratta di fare la guerra ai mulini a vento, in quanto so già di aver perso e questo perché a tutti noi interessano solo le cose tangibili di breve termine: i soldi per l’affitto o il mutuo, la spesa da fare al supermercato, la ricerca di un lavoro per chi è disoccupato, la lista d’attesa degli ospedali e così via senza quasi soluzione di continuità.

Ma la forza e la bellezza di queste due parole, UTOPIA e DISTOPIA, sta proprio nel loro messaggio intrinseco, che assomiglia all’allarme della sveglia che suona tutte le mattine e dove ogni volta siamo liberi di scegliere se alzarci o continuare a dormire. Nel caso della sveglia, però, sappiamo cosa ci aspetta in un caso o nell’altro, quello che non sappiamo invece è quello che succederà continuando ad ignorare i segnali di allarme che quelle due parole si sforzano di farci comprendere.

Ecco perché “L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza.” (George Orwell “1984″, Libro 1, Capitolo 5).

Aggiungo io, ” … la nostra, purtroppo.”

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“Voi”

Ho guardato ogni volto incontrato per strada, come se fosse la mia immagine riflessa
e ci ho visto tutti i desideri, le paure, la tristezza e il senso d’infinito che ognuno ha dentro.
Qualcuno, mi ha riguardato sperando di vedere in me i propri sogni che non si sono avverati,
ma io avevo da offrire solo i ricordi di una vita fantasticamente normale e nessuna risposta.
Entrambe abbiamo alzato le spalle e guardato il successivo essere umano che incrociavamo.
Continuamente ci siamo rincorsi senza mai incontrarci, ma dentro di me so che Voi, siete li.
Anche Voi, che mi incontrate e abbassate lo sguardo perché già sapete che non ho risposte.
O Voi, i vecchi, che tra mille rughe continuate a cercare lo sguardo d’altri sul futuro incerto.
E a tutti Voi, che non conoscerò mai e anche tutti gli altri Voi, che non mi conosceranno mai,
mi piacerebbe raccontare che questo strano mondo senza di Voi non sarebbe più lo stesso.
E soprattutto che io, anche senza uno solo Voi, non avrei mai capito che “Voi” siete la mia vita.

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Ridatemi il mio paese.

Ridatemi il ponentino che soffiava dal mare e che mille palazzi e cento palazzinari hanno soffocato. Ridatemi le passeggiate, per quelle strade dove le vetrine avevano luci pallide e striminzite. Ridatemi la corsa lenta col suo nobile incedere ed i passaggi di sessanta metri metri di Gianni Rivera. Ridatemi quelle domeniche dove andare allo stadio era una scampagnata e non una guerra. Ridatemi il ’68, i capelloni, le ideologie, Mao Tze Tung , Che Guevara e pure i manganelli della celere. Ridatemi gli anni ’60, la Lambretta, la Cinquecento … quella vera, il primo frigorifero e il “Boom”. Ridatemi la “TV dei Ragazzi”, Padre Tobia e una televisione che cominciava alle 5 e finiva alle 11. Ridatemi “Carosello” e la pubblicità tenera e malinconica che ci accompagnò al primo supermercato. Ridatemi il Piccolo Chimico, l’Allegro dottore, il Super Tele e i lividi sui polsi delle palline Clic Clac. Ridatemi Italia–Germania 4-3, Ferruccio Valcareggi e un Presidente partigiano che giocava a scopa. Ridatemi la DC, il PCI, il PLI e perché no anche il PSDI e il PSIUP, insieme a Nenni, Malagodi e Berlinguer. Ridatemi quel Partito Radicale lì che senza voti e digiunando fece cambiare il modo di vivere. Ridatemi i sogni, che vi siete portati via in questi cinquant’anni e ridateli soprattutto ai giovani. Ridatemi i rimpianti per quello che avrei potuto fare non ho fatto, lasciando scorrere il tempo. Ridatemi questo paese che da solo vale più della metà del patrimonio artistico e culturale dell’umanità. Ridatemi questo paese che è risorto dalle ceneri di una guerra mondiale senza piangersi addosso. Riprendetevi le bustarelle, gli anni di piombo, il rampantismo, la mafia, i politici corrotti, gli evasori fiscali, le stragi di stato, gli attentati a Falcone e Borsellino, gli sciacalli che si sono arricchiti con i terremoti, le frane e le alluvioni e hanno fatto pure finta di piangere. Riprendetevi le pubblicità vuote e patinate, le copertine con le donne discinte, le donne stuprate, le donne emarginate come gli extracomunitari e tutti quelli che pensiamo siano diversi da noi. Riprendetevi il sangue infetto che avete trasfuso agli ammalati, la malasanità e riprendetevi pure le armi di distruzione di massa che ci avete fatto credere nascondesse Saddam. Riprendetevi la flessibilità e i call center, gli anabolizzanti e il doping, le corse truccate e gli animali maltrattati. Riprendetevi il falso in bilancio, i bond argentini, il crac Parmalat e i pensionati raggirati, lo spread sui future, gli “investitori” e gli “speculatori”, le agenzie di rating ed anche il Bunga Bunga. Riprendetevi infine le vostre raccomandazioni, i concorsi truccati, le false promesse, le illusioni di un futuro migliore , il posto fisso e la pensione a ottant’anni ….      Riprendetevi tutto, anche queste parole inutili e scontate ….. ma vi prego: ridatemi il mio paese !

Digressione | Pubblicato il di | 1 commento